Il mangiare è anche arte



VIVA LE FAVE 'NGRAPIATE

Nella Scuola Media Galilei non è nuovo il discorso legato alle tradizioni. Già in altri ambiti è stato affrontato da alunni ed insegnanti attraverso lavori e ricerche sul territorio. Con questo contributo scritto entriamo nell'ambito della tradizione culinaria più antica.
Più che di una ricetta vorrei parlare, anzi raccontare la storia che accompagna questo piatto: "Fave 'ngrapiate", pietanza della quale ogni nonna è maestra nella preparazione, senza con questo voler offendere le mamme moderne, che sono in parte scusate dal fatto che un pò tutte lavorano e quindi non possono dedicare molto tempo alla cucina.

Occorrente:
cicorielle selvatiche o meglio sivoni (kg. 1 abbondante), puliti e lessati in acqua leggermente salata, 1 patata, cipolla bianca, pane quanto basta e kg 0,5 di fave secche sgusciate. A proposito delle fave secche, oggi si trovano in commercio già sgusciate, ma ricordo che quando ero ragazzino si gareggiava tra fratelli a chi riusciva a sgusciare più velocemente le fave secche, e questo lavoro in genere veniva fatto la sera prima, e quindi diventava gioco, passatempo, e nel contempo si stava tutti insieme in famiglia aspettando l'ora di andare a letto, non avendo a disposizione computergames e tanto meno l'prmai vecchia TV.
procedimento: lavare le fave cambiando l'acqua per 2 volte e lasciarle in acqua tutta la notte; al mattino posizionarle in un pentolino adeguato al quantitativo, e mettere insieme 1 patata pelata, lavata e tagliata a fette; dopodichè coprire con acqua e mettere a cuocere a fuoco lento, controllare di tanto in tanto che non voglia essere aggiunta l'acqua, prendere un cucchiaio di legno e girare di tanto in tanto le fave, fino a completare la cottura in un'ora circa.
Avremo ottenuto così una crema di fave; a questo punto prendiamo una pentola più grande, dove faremo un fondo di olio extra vergine di oliva, sminuzzeremo mezza cipolla bianca fino a farla dorare, poi metteremo nella pentola le fave bianche , i sivoni o cicorielle lessati precedentemente; a questo punto -continuo con la storia-, entra in scena il pane: il pane raffermo.
Ogni giorno della settimana si accumulava il pane rimasto, tutto in un sacchetto; il giorno, in genere tra Lunedì e Mercoledì, che era in programma la 'ngrapiata, si tirava fuori il sacchetto durante la settimana e si tagliava a tocchetti, e sia aggiungeva nella pentola insieme alle fave e alla verdura, e con il cucchiaio di legno si mescolava il tutto (da servire caldo ma non bollente).
Si accompagnava con cipolla rossa condita con olio, aceto e sale, o anche con cornetti fritti (peperoni).
In genere questo era un piatto unico, in quanto molto ricco di proteine, che dava sazietà, tenendo presente che non c'era la possibilità di mangiare tutti i giorni il secondo, in quanto la guerra e la povertà dell'epoca facevano sì che si sfruttassero tutti i prodotti della terra.
Una cosa vorrei far notare ai ragazzi che leggeranno questa storia; le nonne, come ho detto aprendo il racconto, ci insegnavano a risparmiare e anche se avevamo la possibilità di spendere qualcosa in più non lo facevamo; evitavamo tanti sprechi dicendo: "e se domani succede qualcosa?".
Non dimentichiamoci questi insegnamenti.

                                                                  Ignazio Spinetti