Siamo con nostra fortuna risaliti ad un operaio che ha lavorato in questo frantoio a cominciare dal 1930, il sig. Copertino Francesco che ci ha raccontato con memoria straordinariamente lucida come si svolgeva una giornata tipo del periodo lavorativo.


Racconta:

già prima della guerra si lavorava da novembre a marzo; la giornata di lavoro cominciava alle quattro del mattino per finire alle otto di sera e il frantoio dava lavoro a sei operai al giorno, mentre nel periodo più pieno, che coincideva col mese di dicembre il frantoio funzionava per 24 ore con due squadre di 6 operai per turno; a volte quando non si riusciva ad organizzare una seconda squadra per vari motivi, si faceva un turno unico con un'unica squadra. Gli operai riposavano a turno su giacigli di sacchi di iuta che venivano riempiti di sansa (noccioli di olive triturati).

Ovviamente c'era e vi è tuttora un caminetto dove si mettevano già dal mattino in cottura generalmente le fave secche talvolta con la buccia e il più delle volte sgusciate per farne purea che poi si accompagnava a verdura (in genere cicorielle selvatiche) e pane abbrustolito condito con olio che ovviamente non mancava. Si mangiava all'interno del frantoio senza perdere di vista le presse in legno scolpite a mano che erano posizionate tra ogni colonna (ve ne è presente ancora una nei pressi del bar). Ogni operaio riusciva a stringere circa tre macine al giorno, ogni macina era composta da circa 170 kg di olive schiacciate da cui venivano estratti circa 30 litri di olio, per ogni macinata veniva lasciato al propritario del frantoio mezzo litro di olio come pagamento il quale lo vendeva ai privati che non possedevano olive da macinare, oppure veniva venduto ai frantoi della costa per miscelare l'olio di collina con quello della costa che risultava molto più acido.